Che le grandi città dell’Est Europa siano ormai diventate centro della vita culturale giovanile è ormai fuor di dubbio. Occidentalizzata quanto basta, economica e dinamica, Budapest rappresenta – in qualche modo – la regina di questo mondo. La capitale dell’Ungheria si rivela quindi meta privilegiata sia per i turisti “tradizionali” che per i viaggiatori “alternativi”. 

I RUIN PUB. Se siete tipi da “pub crawl”, ma anche se le vostre serate si rivelano solitamente meno alcoliche, d’obbligo è un giro tra i cosiddetti “Ruin Pub” della città, la cui visita vale, per alcuni, il viaggio stesso. Per capirne l’origine dobbiamo guardare alla storia del VII distretto della città: un tempo popolato dalla comunità ebraica, decaduto dopo la seconda guerra mondiale e le deportazioni, il quartiere si è caratterizzato per un massiccio abbandono dei suoi palazzi e negozi. È in questo contesto, e in tempi recenti, che alcune persone hanno iniziato a riunirsi in edifici ottocenteschi in rovine, dando un nuovo senso a quei luoghi caratterizzati quasi tutti da un cortile interno, scale e appartamenti abbandonati. Nel 2001 ha aperto al pubblico lo Szimpla Kert (“Giardino Semplice” in ungherese), oggi frequentatissimo e gettonato al punto di essere considerato il terzo miglior bar al mondo nella classifica di Lonely Planet. Al suo interno, tra oggetti vintage e di design che si mescolano con piante, luci e arredamenti creativi, è possibile bere una birra o un bicchiere di vino in un divano ricavato in una vecchia vasca da bagno o dal retro di una vecchia Trabant. Ognuno dei Ruin Pub di Budapest ha le sue particolarità (da non perdere le installazioni all’Instant nel quartiere di Broadway) anche se la struttura di fondo è pressoché la stessa: un grosso palazzo abbandonato, a più piani che si sviluppa attorno a un cortile interno (a volte coperto) che rappresenta il cuore del locale. Da vedere almeno una volta nella vita.

LE TERME DI NOTTE. Le terme di Budapest, già apprezzate ai tempi dei Romani, sono famose in tutto il mondo, ma se pensate che il loro uso sia a solo appannaggio di uomini e donne di mezz’età, turisti d’ogni donde e scacchisti in erba (esistono delle vasche attrezzate anche per lo svolgimento di questo gioco) vi sbagliate di grosso. Di notte, per un numero limitato di volte l’anno, lo Széchenyi, il primo bagno termale di Pest  diventa cornice per Cinetrip, una mega-festa che unisce arte visiva, proiettori, luci, musica elettronica e  danze acrobatiche. Al bagno Lukács (fino a maggio) e Széchenyi (da giugnio) si tiene invece ogni sabato la festa Magic Bath, forse meno spettacolare del Cinetrip, ma organizzata con cadenza regolare.

LA CUCINA UNGHERESE
Il piatto più famoso della cucina ungherese è in senso assoluto il gulasch (In ungherese gulyás, o più precisamente Gulyás-leves, ovvero zuppa del mandriano) un brodo di carne preparato con cipolla e paprica (una delle costanti della cucina locale), cui sono aggiunte patate e carote. La cucina ungherese, tuttavia, offre anche altre proposte interessanti. Da provare, se siete amanti del pollo, assolutamente quello alla Paprika (paprikáscsirke). Se non temete le carni grasse, invece, perché non provare l’ambassador módracosto? Si tratta di una costoletta di maiale prefritta nel burro e arrotolata in una salsa di prosciutto e formaggio, infine impanata e fritta. Tra i dolci, da assaggiare la Torta Dobos, che prende il nome dal suo pasticcere. Presentata all’esibizione nazionale generale di Budapest nel 1885, fu assaggiata in primis da Francesco Giuseppe d’Austria e Elisabetta di Baviera e poi proposta in tutta Europa ai “comuni mortali”. Una curiosità: pare che la ricetta sia rimasta segreta fino a quando Dobos, ritiratosi a vita privata, decise di regalarla ai pasticceri della città. Tra i dolci “da strada”, segnaliamo infine il Kurtőskalács, o “torta a camino”. Originario della Transilvania, che un tempo era annessa all’Ungheria, è il dolce più antico a Budapest e si può trovare aromatizzato nei più svariati modi, dalla cannella, al cioccolato, alla vaniglia.

Reportage originariamente pubblicato sul magazine online “The Tempest” il 21/01/2014

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