Dalla Sicilia agli Stati Uniti per dedicare la propria vita alla scienza. Un curriculum degno del premio Nobel e la modestia che è propria solo dei grandi. Questo il profilo di Francesco Iachello, professore ordinario alla facoltà di Yale (USA), tra i più importanti fisici nucleari a livello mondiale. Incontrato presso la sede del Credito Siciliano di Acireale, dove è stato ospite del direttore generale Saverio Continella, lo scienziato – in Sicilia per una lectio magistralis all’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici di Acireale e una visita ai Laboratori Nazionali del Sud di Catania – ci ha raccontato della sua storia e della sua teoria sulla simmetria come legge fondamentale della natura.

Nato a Francofonte (SR) nel gennaio 1942, Iachello ha trascorso nella città di Acireale buona parte della sua giovinezza. Fin dall’età di nove anni, infatti, è stato alunno al collegio Pennisi, dove è ricordato come uno degli studenti più brillanti, stimato tanto dai docenti quanto dai compagni di classe.

American Institut of Physics
Il prof. iachello all’American Institut of Physics negli anni ’70

«Da giovane – racconta – uno dei primi testi scientifici che ho avuto modo di consultare è stata la raccolta di litografie e stampe dei primi del novecento “Kunstformen der Natur” (Le forme d’arte della Natura) del biologo Ernst Haeckel. Oggi, durante le mie lezioni, utilizzo spesso qualcuna di quelle immagini per spiegare come la simmetria sia presente in natura. Il volume faceva parte della biblioteca di mio padre, a cui devo il mio amore per la scienza, anche se a quei tempi probabilmente ancora non me ne rendevo conto. Fino all’età di diciassette anni i miei interessi sono stati più che altro rivolti alla letteratura, le traduzioni dal greco e dal latino. Dopo il diploma però, nel 1959, andai a Torino a studiare ingegneria nucleare: fu lì che alla passione per Saffo e Catullo affiancai quella per la scienza. Purtroppo non potei renderne partecipe mio padre, che in quel periodo venne a mancare». Negli anni torinesi Francesco Iachello ha avuto modo di fare alcuni degli incontri che più hanno influenzato la sua vita lavorativa. Fondamentale, tra questi, è stato quello con Sergio Fubini (uno dei più importanti studiosi della “Teoria delle Stringhe”) che lo convincerà, dopo la laurea, a proseguire gli studi in America. «Era il 1964 – continua Iachello – Fubini stava andando al Massachussets Institute of Technology – una delle più importanti università americane – e mi suggerì di seguirlo per conseguire un dottorato. Fu per me una scelta fondamentale perché in America ho avuto modo di studiare con i grandi della Fisica e fare le mie più importanti ricerche».

Gli anni ’70 sono stati per lo scienziato siciliano un continuo climax ascendente: all’età di trentadue anni venne nominato professore ordinario presso l’Università di Groningen, in Olanda, e successivamente, nel ’74, l’intensa attività di ricerca lo portò all’invenzione – assieme al giapponese Akito Arima – di un “modello a bosoni interagenti dei nuclei atomici”, che gli farà ricevere numerosi riconoscimenti e la prima segnalazione per il premio Nobel. «L’Interactive Boson Model – ci spiega – è un modello di nuclei atomici in cui i costituenti del nucleo, che sono protoni e neutroni, si associano in coppie correlate. Questi abbinamenti (due protoni e due elettroni) si comportano come degli oggetti, chiamati Bosoni, e si muovono all’interno del nucleo. Per semplificare, potremmo immaginarli come delle coppie di persone che danzano all’interno del nucleo». Il 1978 è stato per lo scienziato un altro anno importante con l’assegnazione della cattedra presso la prestigiosa Università di Yale, dove tutt’oggi prosegue i suoi studi sulle simmetrie e supersimmetrie in fisica. «La simmetria – continua – è un concetto che nasce nell’arte. Già nel mondo greco essa aveva assunto una grande importanza. Con il passare del tempo gli scienziati si chiesero se essa potesse essere applicata anche alla fisica e la sua rilevanza emerse già nell’ottocento, quando si scoprì che tutto il mondo microscopico aveva una sua simmetria. Oggi pensiamo che da essa dipendano tutte le leggi fondamentali della natura. Anche la scoperta del Bosone di Higgs è inquadrabile come una parte della costruzione di un ordine dell’universo governato dalla simmetria».

Il Bosone di Higgs, recentemente scoperto al CERN di Ginevra, è noto alle masse come “La Particella di Dio”, una definizione che, tuttavia, ci spiega ancora il fisico siciliano, sarebbe motivata esclusivamente da una precisa strategia comunicativa: «la definizione “Bosone di Dio” è solo un nome che è stato dato poiché derivante dal titolo del libro di Leon Lederman. Nella teoria delle simmetrie, tuttavia, ritengo che esista una connessione ontologica: non saprei dire se è casuale o meno, ma tutte le nostre teorie oggi sono basate sul tre, un numero noto per la sua presunta connessione con la perfezione». Nel 2000 il prof. Iachello è stato ospite della Santa Sede per un incontro – organizzato dal Cardinal Ruini sotto il pontificato di Giovanni Paolo II – sul rapporto tra scienza e fede. «Durante il convegno, più che di fisica, si è parlato del ruolo della ricerca nell’ambito della biologia, ad esempio cercando di fare chiarezza sull’utilizzo delle cellule staminali. È stato un dibattito molto interessante, anche se non c’è stata una vera e propria soluzione». Allo stesso modo, inevitabilmente, quando gli chiediamo cosa pensi del rapporto tra fisica e fede il professore ammette che, sebbene la scienza stia cercando di capire l’origine dell’universo, molte domande rimangono oggi ancora prive di risposte: «la teoria più in voga è quella del Big Bang, la grande esplosione iniziale cui è seguita l’espansione dell’universo. Quello che si sta teorizzando ultimamente è che questa espansione possa non essere costante ma in continua accelerazione. Se ciò si rivelasse vero potrebbe darci delle risposte molto imporanti. In ogni caso, comunque, anche se dovessimo confermare che tutto è venuto da un punto la domanda permarrebbe: chi ha creato questo punto?»

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Il prof Iachello alla Biblioteca Zelantea di Acireale nel 2014

Buona parte dell’attività accademica di Francesco Iachello si è svolta all’estero, una scelta che – nel suo caso – l’ha portato ad avere maggiori possibilità di studio e ricerca. Inevitabile quindi è stato chiedergli cosa pensi del contesto nazionale e che percorso consiglierebbe a un giovane studente. «Lo scenario della ricerca scientifica in Italia ha avuto alti e bassi. Negli anni immediatamente successivi alla guerra c’è stata una forte migrazione di scienziati verso l’estero. Il mio trasferimento in America avvenne nel pieno di quest’ondata migratoria. Successivamente però, negli anni ’70 e ’80, la situazione è decisamente migliorata: realtà come l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare hanno offerto nuove possibilità ai giovani. Oggi, purtroppo, sembreremmo essere regrediti a un ambiente poco fertile. Ritengo che la cosa migliore che un giovane possa fare sia conseguire un dottorato negli Stati Uniti subito dopo la laurea in Italia, un passo fondamentale per proseguire la propria carriera a livello internazionale, specie in ambito accademico». Come fare allora per arginare la fuga di cervelli all’estero? La risposta potrebbe arrivare dalle iniziative dei centri di ricerca nazionali. «Uno dei progetti dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) si chiama “NEMO” e prevede un osservatorio marino per neutrini da collocarsi nel mar Jonio. Il fatto è che i programmi di ricerca in Italia non sono sempre supportati a dovere. Il senso di questa mia venuta in Sicilia è stato anche questo: ad esempio in questi giorni sono stato ospite ai “Laboratori Nazionali del Sud” di Catania per una valutazione del loro programma di ricerca. Del resto il potenziale italiano e siciliano è molto alto: non dobbiamo dimenticare che la nostra isola ha partorito menti brillanti come Ettore Maiorana, per fare un esempio celebre, ma anche molti scienziati di tutto rispetto, come Nicola Cabibbo, nato a Roma da genitori siciliani, che è stato presidente dell’INFN dopo Zichichi».

Articolo originariamente pubblicato sul quotidiano “La Sicilia” del 26/05/2014.

1 COMMENT

  1. Ho conosciuto da giovane Franco Iachello,ne ho un bellissimo ricordo,in quel periodo eravamo in pochi gli studenti e ci conoscevamo quasi tutti…ricordi d’altri tempi…