«Enrico Fagone è un musicista straordinario. Abbiamo suonato spesso assieme musica da camera e la sua presenza nel gruppo è portatrice di grande ispirazione. È molto carismatico e si presta davvero a qualsiasi contesto».
Il fatto che un artista affermato spenda qualche parola a beneficio di un giovane talento è prassi molto diffusa nel mondo musicale. Quando a farlo è Martha Argerich, tuttavia, c’è davvero da prestare attenzione: non solo perché a parlare è una delle più celebri pianiste al mondo, ma anche per la sua storica determinazione a difendere e promuovere il nuovo (qualcuno ricorderà il “caso” Ivo Pogorelić a Varsavia nel 1980). Non fa eccezione, in questo senso, la figura del contrabbassista Enrico Fagone, tra i musicisti più versatili delle nuove generazioni, in grado di destreggiarsi egregiamente tanto nel contesto classico (notevoli le sue letture del compositore ottocentesco Giovanni Bottesini) quanto in quello contemporaneo (dal tango di Piazzolla a Mina). Lo abbiamo incontrato in occasione del suo concerto, assieme all’Italian Ensemble, di lunedì 11 novembre 2014 al cine-teatro Odeon di Catania per la nuova stagione dell’Associazione Musicale Etnea (Ame).

Nato a Broni (Pavia) da genitori Siciliani, un ritorno in Sicilia?
«I miei sono originari di Palagonia e in Sicilia ho avuto modo di lavorare negli anni della mia formazione suonando in orchestra. Anche per questo ho subito accettato la proposta dell’Ame di fare un concerto speciale per Catania: è, oltretutto,  un’occasione per incontrare amici e parenti».

Come mai la scelta di un programma così vario?
«Mi è sempre piaciuto mischiare le culture musicali: inizieremo con Bottesini, dal cui repertorio proporremo il “Concerto n.2 in si minore” e la “Passione amorosa per due contrabbassi” (assieme al primo contrabbasso del Bellini, Davide Galaverna), poi sarà la volta di Piazzolla, con “Oblivion” e “Libertango”».

Due autori piuttosto diversi: come si fa a conciliarli?
«Il programma di Catania mi rappresenta a pieno: Bottesini perché a lui dobbiamo l’evoluzione del contrabbasso da solista, Piazzolla perché mi fa sentire davvero a casa. Il pubblico, poi, oggi vuole qualcosa di fresco. La gente è abituata ai talent show e la sfida è quella di mantenere la profondità dei grandi artisti classici riuscendo comunque a divertire il pubblico».

Oggi vivi a Lugano: cosa consiglieresti ai giovani musicisti italiani?
«Tornare a esibirmi in Italia è una sorta di obbligo nei loro confronti, perché bisogna instillare fiducia nel futuro. La cultura è un balsamo per l’anima e ti dà la forza di superare i momenti di crisi ma non nego che se anni fa – per via delle pieghe che ha preso la mia carriera – non fossi andato via dal Teatro dell’Opera di Roma oggi non riuscirei a dormire la notte».

Articolo pubblicato sul quotidiano “La Sicilia” il 08/11/2014

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