Un Superman dei giorni nostri, tanto privo di calzamaglia e mutandoni, quanto dotato di un lato “umano” molto sviluppato. “L’uomo d’acciaio” di Zack Snyder è stato proiettato stamane in anteprima nazionale alla stampa per l’apertura del 59° Taormina Film Fest.

«Si dice – spiega il regista Zack Snyder – che il mantello di Superman fosse fatto con il tessuto nel quale era stato avvolto il bambino quando è stato mandato sulla terra. Questo avrebbe implicato usare una specie di lenzuolo. Attualizzare il personaggio ha significato anche rivederne l’aspetto». Così, come la S sul suo petto – che assume come significato Speranza e non Superman –, anche la tuta del supereroe cambia il suo significato. «Si tratta – conclude Snyder – a tutti gli effetti di un vestito alieno. Nel film anche gli antagonisti ne indossano uno simile».

Protagonista assoluto dei primi 15 minuti di pellicola e figura evanescente  durante il resto del film il premio Oscar Russel Crowe, che ha raccontato di come, a fronte dei numerosi (forse troppo ndr) effetti speciali, si sia trovato comunque a interpretare il proprio ruolo su dei veri set: «Siamo così sicuri che Krypton, non esista? La gente crede che le parti girate sul pianeta alieno siano tutte fatte con la tecnica del blue screen, ma non è così. Ci sono delle bellissime e immense scenografie». Ironizza poi sulla notizia da gossip che lo avrebbe visto protagonista di una dieta per interpretare il padre di Superman: «è una cosa che devo fare praticamente ogni fottuto ruolo».

Amy Adams (Lois Lane) ha poi parlato di come il lato spirituale e il senso della famiglia siano molto presenti nel film. Un esperimento questo che è forse riuscito solo a metà.  La pellicola sembrerebbe voler raccontare la genesi di un personaggio, approfondirne i dilemmi esistenziali (difendere il popolo che lo ha adottato o cercare di far sopravvivere la sua specie?), ma tutto finisce inevitabilmente nal calderone dei combattimenti epici e degli effetti speciali.

La proiezione di stasera, alle 22 nella bella cornice del Teatro Antico, ci dirà l’impatto sul pubblico, sempre più al centro di una rassegna che sembra virare verso le massa; lo si evince pure dalla proiezione di oggi, proposta doppiata in italiano e priva di sottotitoli. Si tratta comunque di una scelta che potrebbe effettivamente premiare –almeno a livello economico- gli sforzi di Tiziana Rocca e Mario Sesti: i posti a sedere rimasti per stasera sono infatti davvero pochi.

Articolo originariamente pubblicato sul magazine online “The Tempest” il 15/06/2013

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