«Durante questo viaggio nella vostra isola spero di approfondire le ricerche su Caravaggio. La Sicilia è stata per lui molto importante». A parlare è il fumettista Milo Manara, al lavoro in questo periodo su un volume biografico dedicato al celebre pittore cinquecentesco. Incontrato a Catania in occasione della quarta edizione del festival internazionale del fumetto e della cultura pop Etna Comics (conclusosi lo scorso week end al centro fieristico “Le Ciminiere” con una affluenza record di 50.000 persone), il “Maestro dell’Eros”, famoso in tutto il mondo per i suoi lavori e le collaborazioni con artisti del calibro di Hugo Pratt e Fellini, ci ha raccontato del suo mondo di china e inchiostro.

Milo Manara
Il “maestro dell’eros” Milo Manara

Come procedono le sue ricerche biografiche?
«Quando si realizza un lavoro come questo la documentazione storica è fondamentale. Qui in Sicilia, ad esempio, si trovano tre opere di Caravaggio che conto di rivedere: quelle conservate a Messina e Siracusa. Conto di tornare poi a novembre, in occasione di un invito a Malta, che raggiungerò con un battello, esattamente come fece il grande pittore ai suoi tempi».

Frequentemente il suo modello di volto femminile è stato associato a quello di Anita Ekberg. In tempi più recenti qualcuno ha ravvisato somiglianze con quello di Angelina Jolie. Quanto cambia il tratto con il mutare dei canoni di bellezza?
«Il cambiamento è inevitabile. Col passare del tempo – non solo durante la vita di un disegnatore – ce ne sono stati di enormi: basta pensare a come il concetto di bellezza sia mutato dall’inizio del secolo scorso a oggi. Per quanto riguarda le allusioni ai volti delle attrici: quando si racconta una storia a fumetti si scelgono i volti più adatti a rappresentare un certo ruolo. Assumere il volto delle attrici è una cosa che un disegnatore fa perché non costa nulla e queste donne godono di un background molto funzionale, perché basato su archetipi che già esistono in altri ambiti».

Manara, lei ha conosciuto Fellini nel 1983 e con lui ha avviato una fruttuosa collaborazione. Cosa pensa della scena cinematografica italiana di oggi? Ritiene possa esserci un erede del regista de “La Dolce Vita”?
«Temo sia un po’ antipatico da dire, ma credo di no. Fellini è stato un genio assoluto, un grande caposcuola che ha saputo rappresentare un immaginario in maniera universale. Il cinema italiano, in quel periodo, ha vissuto una stagione incredibile, non solo con lui ma anche con Visconti, Zeffirelli, Antonioni, Rossellini. Il fatto è che nella storia, a volte, ci sono luoghi in cui, per svariati motivi, si radunano talenti straordinari, un po’ come il rinascimento italiano o l’impressionismo francese. Fermenti di questo tipo però non sono ripetibili».

Tra i suoi più recenti lavori figura un episodio di X-Men, come mai quest’approccio al genere dei supereroi?
«Lavorare a un fumetto di questo tipo è stata una sfida interessante. Ritengo che un disegnatore non sia completo finché non fa almeno una volta i supereroi americani. Così quando la Marvel – nella figura di Chris Claremont – mi ha fatto questa proposta ho subito accettato. In realtà si è trattato di un lavoro abbastanza faticoso, loro forniscono una carta molto più piccola di quella su cui disegno abitualmente per cui ho dovuto lavorare in spazi più ristretti e con una certa difficoltà nel fare le correzioni. Non saprei dire se il risultato finale rappresenti una sfida vinta o meno. Le copertine hanno un grande successo e continuano a commissionarmene, i fumetti sono stati un piacevole diversivo, ma che non rifarei».

Nel corso della sua carriera lei ha approcciato a cose molto diverse tra loro. Come nascono le sue opere?
«Quando lavoro a un soggetto originale parto sempre da un’idea, che si presenta spesso inaspettata, magari mentre lavoro ad altro. Normalmente nelle mie creazioni adotto la tecnica insegnata da Hugo Pratt: parto sempre dal finale, la cosa più importante. Una volta definito questo percorro a ritroso i vari passaggi per renderlo plausibile. Questa è grossomodo la struttura narrativa su cui mi muovo, anche se a volte sono costretto ad alcuni accorgimenti. Ad esempio, considerato il fatto che – curiosamente – le mie storie escono prima in Francia che in Italia, spesso devo battere i dialoghi prima di aver finito i disegni, mentre l’ideale sarebbe andare avanti parallelamente».

Articolo originariamente pubblicato sul quotidiano “La Sicilia” del 11/06/2014.

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