«Quando ho iniziato a raccontare il mio primo viaggio sul web non pensavo che un giorno sarebbe potuto diventare il mio lavoro». Gabriele Saluci ha 24 anni, è originario di Gela, dove ha passato l’infanzia e l’adolescenza, e oggi, quando non è in giro per il mondo, vive a Torino, dove sta ultimando il corso di laurea in Comunicazione Interculturale. Da alcuni anni Gabriele ha intrapreso l’attività di viaggiatore a tempo pieno, documentando “imprese” come “Torino – Islanda in bici” con attività di blogging e mediometraggi che hanno avuto sul web numerosi consensi e gli hanno consentito, con il passare del tempo, di attirare l’attenzione di enti e aziende che oggi sponsorizzano le sue attività.

«In realtà, soprattutto all’inizio – racconta – non avevo le idee chiarissime sulle mie prospettive lavorative. Ultimato il liceo in Sicilia, anziché iscrivermi all’università sull’isola, decisi di trasferirmi a Torino per iscrivermi al politecnico, ma ben presto mi resi conto che una vita in ufficio non avrebbe fatto per me. Durante la mia prima estate da fuorisede decisi d’intraprendere il Cammino di Santiago e aprii un blog raccontando la mia esperienza. Spesso su internet si vedono siti che propongono pacchetti e fanno recensioni sui posti, ma in pochi scrivono veri e propri racconti di viaggio. Fu allora che capii che la cosa poteva avere una prospettiva, così, per il viaggio successivo mi sono attrezzato per fare dei video e ho pensato a un’itinerario più libero e particolare».

Nel 2011, infatti, il “globetrotter”, come ama definirsi sul suo sito, ha intrapreso il primo viaggio che l’ha reso una vera e propria celebrità del web: quello che lo ha portato per circa 2.000 km da Torino all’Islanda in sella a una bicicletta. Seguendo un itinerario che dal capoluogo piemontese arriva a Copenaghen, passando per l’Austria e la Germania, Gabriele ha successivamente percorso il periplo dell’isola: da Keflavik in senso orario per Reykjavik, Þingvellir, Geyser e Dettifoss, poi su per la pista di Kjolur (F35) e Akureyri, Myvatn e infine a sud, a Jokulsarlon, Kirkjubaerjarklaustur e nuovamente Reykjavik. «A dire il vero, inizialmente, avevo pensato di andare semplicemente nell’isola più famosa dell’atlantico, ma col tempo, la voglia d’allungare il viaggio ha preso sempre più piede, spingendomi ad attraversare mezza Europa prima di imbarcarmi da Copenaghen per la meta vera e propria. È stato per me un viaggio bellissimo e l’Islanda è stata la terra che mi ha più affascinato in Europa. Trovarsi da solo, completamente immerso nei tuoi pensieri, in una tenda sotto l’aurora boreale, oppure davanti al Vatnajökull, il ghiacciaio più grande del mondo dopo i poli, sono esperienze incredibili e per me è stato molto bello poterle condividere».

La struttura di questo viaggio, ci spiega ancora, è stata decisa di tappa in tappa con una libertà assoluta. «Rispetto al Cammino di Santiago, dove sei obbligato a seguire delle tappe, stavolta si è trattato in un viaggio molto più autonomo: dormivo in tenda, facevo la spesa lungo il tragitto, cucinavo con il fornellino e mi fermavo nei posti più disparati». Per quanto riguarda il video, poi, Gabriele ci spiega come per lui sia stata in assoluto la sua prima esperienza. «Chiaramente, rispetto ad allora, oggi ho acquisito maggiore competenza tecnica e nel fare certe cose ho maggiore cognizione di causa, credo però che la pressoché totale inesperienza dell’epoca mi abbia consentito di realizzare un prodotto molto personale e fresco, cosa che è stata determinante nel decretarne il successo». Il documentario di “Turin – Iceland” è stato infatti messo a disposizione gratuitamente sulla piattaforma youtube, dove ha totalizzato oltre 60.000 visualizzazioni, consentendo al giovane viaggiatore di attirare l’attenzione di numerosi sponsor per i suoi progetti successivi. “Torino – Sahara in bici” (durato due mesi per quasi 4.000 km), ad esempio, è stato realizzato con il patrocinio del Comune e la Provincia di Torino e distribuito sulla piattaforma “Bike Channel” di Sky.

«Nel corso degli anni, per guadagnare, ho fatto numerosi viaggi di promozione turistica e pubblicitaria: in Abruzzo abbiamo inaugurato una specie di cammino di Santiago – il cammino di San Tommaso – che va dalla costa dell’adriatico al tirreno e da Ortona a Roma, mentre più di recente – a giugno – ho fatto un tour in Toscana per raccogliere fondi a favore di un ospedale fiorentino. Con il tempo, ho imparato a trattare con i clienti e a scegliere le attività che più mi convengono. Uno dei miei punti di forza è il fatto che, spesso, questi corti non sono recepiti come uno spot vero e proprio, per cui le mie campagne pubblicitarie sono abbastanza richieste dagli operatori del settore». Un buon esempio – in questo senso – è la “Sfida Low Cost” lanciata da Gabriele per conto di un noto sito di viaggi che lo ha visto impegnato in alcuni itinerari turistici a budget limitato. «Finora abbiamo fatto Barcellona, Malta, Parigi e Lanzarote. Il punto di queste “sfide” è visitare le città, volo incluso, per tre o quattro giorni con una somma ridicola (circa 350 euro) rispettando alcuni requisiti come dormire in un albergo a quattro stelle o affittare una macchina. Il mio guadagno è il viaggio e la realizzazione del video, un’attività su cui ormai lavoro a tempo pieno da circa due anni e che, quando non sono in viaggio, m’impiega per due settimane al mese».

Durante la sua permanenza a Torino, Gabriele si è anche saputo proporre come ideatore d’iniziative che hanno attirato l’attenzione dei media, come il “postiki”, una sorta di catamarano realizzato utilizzando bottiglie di plastica, con cui ha navigato il Po per una decina di km. «Iniziative come questa nascono dall’idea di movimentare il blog quando non sono in viaggio. Nello specifico quella del catamarano di bottiglie nasce per sensibilizzare la gente al riciclaggio. Personalmente, poi, sono felice di aver costatato come una cosa costruita da me non fosse esplosa o affondata». Insomma, se è vero che nel 2014 ai giovani viene chiesto d’inventarsi, Gabriele sembrerebbe esserne la prova vivente, riuscendo così a trovare un modo per realizzare sogni e progetti. «Molti ragazzi mi scrivono sul blog chiedendomi come fare a vivere una vita come la mia. La realtà è che non ci sono soluzioni precompilate. Ognuno trova il suo modo di farlo. Certo la mia non è una strada definita e la paura c’è sempre perché non sai mai se le cose continueranno ad andare. In viaggio dico sempre che sono più i momenti difficili che quelli in cui sei spensierato e felice, però questo ti consente di vivere situazioni che normalmente, nella vita quotidiana, non vivresti. L’importante è crederci: si lavora tanto, si passa un sacco di tempo a impiegare energie, a volte si sprecano pure, ma alla fine vedi i risultati. Nel mio caso devo dire che essere andato via dalla Sicilia – forse – è stato un bene. Torno volentieri ogni anno a Gela, che è pur sempre casa – i miei ci vivono tuttora ed è a loro che devo la mia passione per il viaggio – ma non so quanto sarei stato preso sul serio se avessi proposto lì le mie idee. È una domanda che, in verità, mi faccio molto spesso».

Per quanto riguarda il futuro, tuttavia, Gabriele ha le idee molto chiare e ci accenna del suo nuovo, e ambizioso, progetto. «Per certi versi la mia vita sembra diventata la scena di un film perché tutto ciò che ho fatto finora s’è incastrato meravigliosamente nell’idea di un progetto: quello di organizzare un giro del mondo. Il progetto è ancora in divenire e non so ancora nemmeno bene con quale mezzo farlo – probabilmente in vespa – ma l’idea è quella di partire verso est, con l’Africa come destinazione finale. Ovviamente una cosa così complessa richiede uno sforzo enorme e tanto, tantissimo lavoro sia a livello economico che mediatico, perché devi pensare a una storia da raccontare. Credo che mettere d’accordo i partner sia la parte più difficile: paradossalmente quella in viaggio, stavolta, sarà la più facile».

Articolo pubblicato sul quotidiano “La Sicilia” di giorno 08/09/2014

NO COMMENTS