Tom Mancuso«Verso la fine degli anni ’50 la maggiore società di Batavia (USA) fu costretta a chiudere, creando circa duemila disoccupati. Mio nonno, che è originario di Vallelunga Pratameno (EN),  acquistò l’edificio in cui questa aveva sede per rivenderlo, ma ciò si rivelò impossibile. Fu allora che mio padre ebbe l’intuizione di affittare lo stabile a tante piccole imprese, cui la nostra società avrebbe erogato anche dei servizi. Alla fine, cento aziende occuparono centomila metri quadri dando lavoro a oltre seicento persone: nacque così il primo incubatore della storia». A parlare è l’americano Tom Mancuso, leader del “Mancuso Business Development Group”, oggi tra le più importanti società di sviluppo aziendale. Incontrato a Catania presso la sede di Sviluppo Italia Sicilia in occasione di un convegno sulle nuove opportunità di nascita d’impresa nell’isola, ci ha raccontato di come la sua famiglia sia stata pioniera in un settore che oggi conta migliaia di realtà simili in tutto il mondo.

Come è nato il termine incubatore d’impresa?
«Una delle prime imprese che abbiamo ospitato si occupava di uova e allevamento di pulcini. Mio padre, durante una intervista al New York Times, mentre si dirigeva verso quella parte dello stabile, spiegò al giornalista che anche la nostra era una attività di incubazione, non di uova ma di imprese».

Quali sono i vantaggi competitivi per un’attività che aderisce al vostro sistema?
«Quello che offriamo alle aziende non è solo un insieme di servizi come la condivisione di materiale d’ufficio – fotocopiatrici, stampanti, scanner – ma un ambiente che stimola lo sviluppo. All’interno dei nostri incubatori, oltre agli spazi per la logistica e sale conferenze,  condividiamo anche professionalità: offriamo receptionist, manutentori e tecnici. Queste misure aiutano a risparmiare denaro e creare impieghi. A volte, poi, istituiamo dei collegamenti con le università o progetti come “Sviluppo Sicilia”, che forniscono le risorse per il successo».

 Il vostro obiettivo è far crescere le aziende, ma quanto è cresciuta la vostra?
«Oggi gestiamo quattro incubatori – tutti nello stato di New York ndr – per una superficie totale di circa 230 mila metri quadri. La cosa sorprendente è che a coordinarli sono solo dodici professionisti. Per il futuro stiamo considerando la possibilità di espanderci in Florida, Arizona, Pennsylvania, Ohio e ci piacerebbe molto l’idea di fare qualcosa in Sicilia».

Quanto il vostro sistema è applicabile nella nostra isola?
«Credo che il principio base della nostra idea possa funzionare in ogni parte del mondo, anche in Sicilia. Una delle cose che abbiamo imparato negli ultimi quindici anni è l’importanza di adattare il programma a seconda dei contesti. Del resto, ogni  luogo ha le sue comunità, le sue differenze e il proprio sistema di gestione degli sponsor».

Quale potrebbe essere un modo di incrementare l’impresa in Sicilia?
«La vita in Sicilia è meravigliosa e mi sorprende che non siano già tutti qui. La presenza di incubatori sul territorio credo sia fondamentale per aiutare le aziende non solo in fase di startup, ma anche in quella di crescita e sviluppo. Questo è l’aspetto più importante del nostro modello».

Articolo originariamente pubblicato su “La Sicilia” del 16/04/2014

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